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Way-Assauto
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Parte del gruppo mwdacinese Cijan Group dal mwdq2011, lo stabilimento storico di Via Antica Cittadella è attualmente un sito di mwdgarcheologia industriale del capoluogo astigiano.
Contents
• Storia
• Note
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Storia
Nel mweg1906 Luigi Way e Alberto Assauto fusero le rispettive aziende con sede a mwewTorino, dando vita alla Way-Assauto. La nuova realtà industriale necessitava di una nuova sede più ampia ed i fondatori valutarono la possibilità di trasferirsi in diverse città mwfapiemontesi, tra le quali mwfqAsti, mwfgCherasco, mwfwBra, mwgaCarmagnola, mwgqSaluzzo e mwggChivasso. La scelta finale ricadde su Asti, grazie alla garanzia di finanziamento da parte della mwgwCassa di Risparmio di Asti con la somma di 100.000 mwhalire. La nuova società si impegnò ad edificare il nuovo stabilimento entro due anni, garantendo l'attività per almeno 25 anni e l'assunzione di almeno 300 addetti iniziali, da portare a 400 con l'arrivo dell'mwhqenergia elettrica.
Il comune di Asti cedette alla società 30.000 mwhwmetri quadrati di terreno in zona Cittadella, impegnandosi a fornire il binario di collegamento con la mwiastazione ferroviaria e riconoscendo un'indennità annua di 6.000 lire e l'esonero per 25 anni dal pagamento delle tasse daziarie sulle merci introdotte per la lavorazione a causa dell'assenza della rete elettricacite-ref-1[1]. Lo stabilimento delle Fabbriche riunite Way-Assauto venne inaugurato il mwjq25 gennaio mwjg1908 in via Antica Cittadella e fu portato a pieno regime nel 1910. La produzione dei primi anni riguardava viti, bulloni e dadi in metallo, strutture per l‘edilizia e parti meccaniche per qualsiasi genere di industria.
Nel corso della mwkaprima guerra mondiale vennero ampliati gli impianti, e i dipendenti raggiunsero il numero di mwkq4 000, in maggioranza donne. La produzione venne destinata alla guerra, e l'azienda venne dichiarata ausiliaria specializzata in inneschi per l'artiglieriacite-ref-2[2]. Alla fine del conflitto i dipendenti diminuirono e a metà degli mwlganni '20 si aggiravano intorno ai mwlw1 000. A seguito della riconversione post bellica la produzione si indirizzò verso componenti per mwmabiciclette, ma in seguito alla stipula di un accordo con la mwmqFIAT iniziò la produzione di quello che ancora oggi è il prodotto principale dell'azienda, cioè gli mwmgammortizzatori per mwmwautomobilicite-ref-3[3].
Con lo scoppio della mwoqseconda guerra mondiale, essendo fabbrica ausiliaria, la produzione venne indirizzata verso materiale bellico, causando movimenti di protesta da parte dei dipendenticite-ref-4[4]. Nell'immediato dopoguerra, nonostante i danni subiti a causa dei due bombardamenti sulla città, l'efficienza degli impianti era stata mantenuta, ma la scarsità di mezzi di trasporto e la carenza di mwpgcarbone e mwpwnafta rese necessario ricorrere a forni elettrici. Gli operai nel mwqa1945 erano mwqq1 750 ai quali si aggiungevano 115 tra impiegati e dirigenticite-ref-5[5]. All'inizio degli mwrganni '50 gli operai erano mwrw2 000 e la produzione era principalmente volta a ricambi e componenti per cicli e motocicli ed ammortizzatori per auto, mentre era stata abbandonata l'originaria produzione di dadi e bulloni. Tra il mwsa1952 ed il mwsq1956 l'azienda aumentò i profitti pur diminuendo a circa mwsg1 600 il numero di dipendenti.
Negli ultimi decenni del mwtaNovecento l'azienda subì diverse acquisizioni e cambi di gestione, che causarono un calo della produzione e del numero dei dipendenti. Nel mwtq2000, con la fusione tra Arvin e Meritor, nello stabilimento si insediò la ArvinMeritor Suspension System Italia. Nel mwtg2006 la Astigiana Ammortizzatori acquisì lo stabilimento di Asti e riprese la denominazione originale di Way Assautocite-ref-6[6] (mwuwWaya per gli astigiani), mentre nel mwva2011 venne acquistata dal gruppo cinese Cijan Groupcite-ref-7[7]. I problemi legati al calo di produzione e all'occupazione continuarono per alcuni annicite-ref-8[8], fino al rilancio avvenuto nel mwxq2016 con lo spostamento nella nuova sede produttivacite-ref-9[9].
La sede storica
Lo stabilimento storico dell'azienda si trova nell'area sud-est della città tra Via Antica Cittadella, Corso Pietro Chiesa, Via Lamarmora, il mwbgCimitero ebraico e Corso Palestro. In quest'area sorgeva il convento di Santa Maria delle Grazie, eretto dall'mwcaOrdine degli agostiniani scalzi nel mwcq1522 ma distrutto già nel mwcg1526 in concomitanza con l'mwcwassedio di Asticite-ref-10[10].
La costruzione dello stabilimento iniziò nel mweq1906 e si concluse nel mweg1908. La sua progettazione fu affidata all'ingegnere e architetto Piero Fenoglio, che ipotizzò la creazione di una corte allungata con corpi di fabbrica giustapposti. Le facciate, in mwfalaterizio, erano caratterizzate dalla presenza di paraste e finestre ad arco ribassato. La struttura portante in mwfqcalcestruzzo armato sosteneva la copertura in capriate cementiziecite-ref-11[11].
La struttura inaugurata nel 1908 occupava una superficie di 30.000 metri quadrati di cui 9.000 coperticite-ref-12[12] ed era collegato direttamente alla stazione con un binario lungo 200 metricite-ref-13[13]. Gli ampliamenti della fine degli anni '20 modificarono l‘assetto dell'area circostante rispetto a come era stato pensato nel piano regolatore: il complesso inglobò il tratto terminale di Corso all'Industria e nel mwiw1928 la fabbrica si espanse fino a cancellare la via che avrebbe dovuto fungere da ingresso al cimitero ebraicocite-ref-14[14]. Gli ampliamenti videro l'utilizzo di strutture portanti in metallo e l'inserimento di grandi superfici finestrate.
Nel mwkq1955 fu deciso un ampliamento per creare un nuovo reparto di produzione e garantire le commesse della FIAT, mentre le ultime modifiche risalgono agli mwkganni '60 con il rifacimento della palazzina degli uffici, la ristrutturazione dei capannoni e la creazione del parcheggio per i dipendenti. Dal mwkw2016 le attività produttive si sono spostate nella nuova sede in Località Valgera mentre l'edificio storico, dopo alcuni anni di abbandono dovuti alle vicissitudini societarie e ai cambi di proprietà, è ora al centro di un piano di sviluppo legato all'archeologia industriale.
Note
cite-note-55. ↑ mwsgEnza Prestigiacomo, mwswL’industria astigiana dalla ricostruzione all’autunno caldo, in Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea della provincia di Asti (a cura di), mwtaTra sviluppo e marginalità. L’Astigiano dall’Unità agli anni Ottanta del Novecento, vol.mwtq 1, Asti, 2006, p.mwtg 509.
cite-note-66. ↑ mwugmwuwmwvaL'azienda - Way Assauto, su mwvqwayassauto.com. mwvgURL consultato il 31 marzo 2019.
cite-note-77. ↑ mwwgmwwwmwxaLa Waya diventa "cinese", su mwxqgazzettadasti.it. mwxgURL consultato il 31 marzo 2019.
cite-note-88. ↑ mwygmwywmwzaWaya, produzione ferma licenziati i dipendenti, su mwzqlanuovaprovincia.it. mwzgURL consultato il 31 marzo 2019.
cite-note-99. ↑ mw0gmw0wmw1aLa Way Assauto cinese investe ad Asti, su mw1qlastampa.it. mw1gURL consultato il 31 marzo 2019.
cite-note-1010. ↑ mw2gFabio Lano, mw2wAsti. Dal Borgo San Lazzaro alla struttura storica della città, Asti, CreateSpace IPP, 2013, pp.mw3a 79-83.
cite-note-1111. ↑ Piero Fenoglio (1865-1927) è stato uno dei maggiori esponenti del mw4aliberty torinese. Oltre a edifici residenziali per la borghesia, si occupò di architettura industriale soprattutto dal 1906. Alcune opere industriali torinesi sono: Conceria Fiorio, Birrificio Metzger, Fonderie Ballada. Fu molto attivo nella zona di mw4qCasale Monferrato dove partecipò alla progettazione del primo stabilimento mw4gEternit.
cite-note-1212. ↑ mw5gGiovanni Testo, mw5wAsti. Progetto e costruzione della città: 1848-1918, Cuneo, Edizioni L'arciere, 1981, p.mw6a 106.
cite-note-1414. ↑ mw8gG. Butarico, mw8wAsti: progetto e costruzione della città 1848-1918, L'arciere, p.mw9a 80.
Bibliografia
• citerefgonellaWalter Gonella, ...qui era la fabbrica più bella che c'era...". la Way Assauto tra storia e memoria, Asti, ISRAT, 2008.
• citerefcerratoGiovanni Cerrato, 1908-2008, Way-Assauto. Un secolo di lavoro in Asti, Asti, Edizioni Fondazione Giovanni Goria, 2008.
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